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Atlantide, da leggenda a realtà sommersa

Ecco come il celebre filosofo greco Platone descriveva l’isola di Atlantide, nei suoi famosi dialoghi Timeo e Crizia:

“Quando gli dèi suddivisero con sorteggio il mondo, a Posidone toccò un’isola splendida e grande che sorgeva allora nell’Oceano, fuori dalle Colonne d’Ercole;

Crizia aveva precisato che “l’isola era grande più della Libia e dell’asia riunite, e da lei si poteva passare alle altre isole; e dalle isole a tutto il continente opposto che costeggiava quel vero mare;.

In quest’Isola di Atlantide, si era dunque formata una meravigliosa enorme potenza reale che dominava l’isola e le altre isole e parti del continente.
Dominavano anche le regioni da questa parte: sulla Libia fino all’Egitto e sull’Europa fino alla Tirrenia.”

L’opera dell’antico scrittore risale al 360 a.C. circa, quanto scritto trova conferma anche nei testi di eminenti storici come Erodoto e Tucidide.

Platone – affresco di Raffaello Sanzio “La scuola di Atene” – Roma – Musei Vaticani – foto: www.wikipedia.org

I DIALOGHI DI PLATONE SONO L’UNICA FONTE STORICA SU ATLANTIDE

Nella narrazione di Atlantide contenuta nel Crizia, è rilevante l’aggiunta di materiale supplementare, e di carattere non filosofico. Infatti ,vi sono descrizioni dettagliate dei centri abitati, del porto, i commerci, ippodromi e numerosi particolari sui re e sulla popolazione che abitava l’isola.

In queste scritture, di cui ci resta solo un abbozzo, troviamo anche un completo resoconto della guerra tra Atlantide e Atene e delle sue conseguenze. La parte finale, infatti, è dedicata alla descrizione degli eventi critici del più recente passato, fino al IV secolo a.C. .
Nel Timeo, Platone affronta temi diversi: la creazione del mondo; della natura dell’uomo; e delle prime società civilizzate.

La storia di Atlantide avrebbe dovuto far parte di un progetto più complesso, ma fondamentalmente, non aveva un carattere diverso dalle rimanenti opere di Platone.

E’ da sottolineare, che se quel racconto fosse mera invenzione, non ci sarebbero così tante corrispondenze con i dati storici a cui abbiamo accesso.
Inoltre, non permetterebbe di colmare logicamente le numerose lacune della nostra conoscenza dell’antichità pre-classica, collegando informazioni altrimenti disconnesse e isolate.

LA SORGENTE SACRA

Essa è stata sempre considerata del tutto mitologica fino a quando in epoca recente sono stati scoperti frammenti di vasi di epoca micenea del tredicesimo secolo a.C., dove compare una fonte nel bel mezzo dell’Acropoli.
Questo evento ha costretto gli studiosi a guardare gli scritti di Platone sotto una nuova luce. Nel 1938, ulteriori scavi, hanno permesso di scoprire una sorgente chiusa a seguito dell’attività sismica esattamente nel punto indicato dal filosofo.

LE PROVE ESISTENTI

Negli anni ’50 , una squadra di archeologi scopre che la loro descrizione dell’Atene del quinto secolo a.C. corrispondeva con esattezza alla descrizione di Platone. Sia l’identificazione della fonte dell’Acropoli che la precisa conoscenza della struttura di Atene testimoniano a favore della sua affidabilità storica.

Ci sono, inoltre, prove che testimoniano che i dialoghi di Platone non erano completamente sconosciuti ai Greci dell’epoca classica. Infatti, durante la festività Panathenaca, che si teneva ogni anno ad Atene, le donne indossavano una sorta di gonna chiamata “Peplo”. Le immagini che decoravano questi indumenti rappresentavano la vittoria di Atene sulle forze di Atlantide. Il fatto in sé non sarebbe molto rilevante, se non fosse che la festa era stata istituita 125 anni prima della nascita di Platone.

Aktante Vaso François  – Aktante -foto: www.eventiintoscana.it

LE PROVE ESISTENTI

Esistono alcuni intriganti frammenti, come i resti bruciacchiati della grande biblioteca di Alessandria e i fuggevoli riferimenti fatti da Eliano. L’antico scrittore, infatti, descriveva in che modo i governanti di Atlantide si adornassero al fine di dimostrare la loro discendenza da Poseidone.
Si suppone che egli si fosse recato personalmente al tempio egizio di Sais nel 260 a.C, e qui avrebbe scoperto le tavole originali, confermando così il racconto. Una volta tradotte, seguono punto per punto la stessa falsariga del racconto di Platone.

LA GRANDE BIBLIOTECA DI ALESSANDRIA

La bibilioteca era frequentata dai più importanti eruditi di quel tempo, ed è stato il centro del sapere dell’epoca classica. In quegli ambienti, la storia di Atlantide, era generalmente considerata come un episodio storico del tutto credibile.

A quanto pare, molto prima della sua distruzione, la biblioteca di Alessandria conteneva una gran mole di materiale a supporto di tale ipotesi. Ciò è risultato sufficiente a convincere gli studiosi dell’epoca della veridicità del racconto di Platone a proposito di quella “città dell’oceano esterno”.

Rappresentazione Biblioteca di Alessandria – foto: www.libri.icrewplay.com

GLI EFFETTI DELLA RIVOLUZIONE CRISTIANA

A causa della rivoluzione cristiana, le prove relative ad Atlantide, cosi come molti altri riferimenti alle civiltà “pagane“, andarono definitivamente perduti. Quella storia era considerata un’eresia perché non trovava conferma nella Bibbia e soprattutto, pareva anticipare la creazione divina del nostro mondo.

La faccenda sembrava chiusa fino alla scoperta delle Americhe. I numerosi parallelismi misteriosi tra il Vecchio e il Nuovo Mondo, riportarono alla mente a studiosi più attenti quanto sostenuto da Platone, a proposito dell’impero di Atlantide.

Neith – Tempio Esna Egitto – foto: www.voyagevirtuel.it

GLI ANTICHI ROMANI E ATLANTIDE

Lo storico romano Marcellino (330-395 d.C.) sapeva che gli studiosi della grande biblioteca erano al corrente della storia di Atlantide. Loro sapevano che: “improvvisamente, con un moto violento, aveva squassato le più alte montagne e ingoiato una porzione della Terra. Così come nel mar Atlantico, al largo delle coste europee, una grande isola era stata ingoiata dagli oceani”.

Lo storiografo Teopompo credeva alla versione di Platone, cosi come il famoso naturalista Plinio il Vecchio. Il materiale originale di cui disponevano all’epoca, purtroppo, è andato perso a seguito del collasso della civiltà classica. Le prove frammentarie, di cui siamo tuttora in possesso, fanno decisamente pendere la bilancia a favore della credibilità di Platone.

L’opulenza e la distruzione di un impero
(Thomas Cole, Il corso di un impero)– foto: www.wikipedia.org

IL LEGAME TRA GRECIA, EGITTO E ATLANTIDE

Plutarco, nella sua opera “Vita di Solone“, scrive del filosofo che: “si era assunto l’impegno di mettere in versi la grande storia di Atlantide, così come gli era stata raccontata dai saggi di Sais” . Il grande biografo greco del I secolo a.C., per’altro, è stato citato nella storia di Platone.

Persino Sonchis: l’oscuro personaggio che avrebbe istruito Solone, era una figura storica il cui stesso nome contribuisce all’antichità della leggenda. Sebeck era una divinità delle acque, il cui culto era praticato a Sais assieme a quello della madre Neith. Non a caso, la storia di Atlantide era registrata nel tempio della divinità, dove, a quanto riferisce Platone, venivano custodite le relative tavole.

Poseidone – da Milo, II a.c., Atene, museo nazionale – foto: www.wikipedia.org

Anche l’antico filosofo greco Krantore affermava che quella storia era scritta su tavole poste su un pilastro nel tempio di Neith. Nel Crizia, invece si sosteneva che i proclami reali di Atlantide venivano iscritti su tavole poste su una colonna del tempio di Poseidone. Il primo cerimoniale riportava il riflesso e una celebrazione del secondo.

Nel 1956, Albert Rivaud, professore di storia classica alla Sorbona dichiarava che: sia Timeo che il Crizia devono essere considerati parte dell’antica tradizione storica. Secondo il professore, essi contengono i risultati delle ultime ricerche contemporanee intraprese all’epoca di Platone.

Mappa di Atlantide di Kircher – foto: www.wikipedia.org

SOLONE, TIMEO, CRIZIA E LA STORIA DEI DIALOGHI

Solone, personaggio chiave del Timeo e del Crizia, era persino più celebre del suo stesso autore, il suo nome è diventato sinonimo di saggio legislatore.

Timeo, invece, nato nell’antica Locri, nell’Italia meridionale, era un esploratore e un astronomo della scuola di Pitagora. Crizia il Giovane era un oratore, un politico, un poeta, un filosofo e uno dei leader dei “trenta tiranni“.
Il manoscritto di Solone, incompleto, fu trasmesso al fratello Dropide, bisnonno di Crizia, nel corso di successive generazioni divenne una sorta di cimelio di famiglia.

I personaggi principali erano figure vere, in carne e ossa, capaci di ripetere il racconto con grande accuratezza. Il Timeo e Crizia non rappresentano ne registrazioni stenografiche e ne conversazioni reali: essi risultano piuttosto discorsi organizzati.
I concetti sono illustrati, ordinando gli argomenti il più logicamente possibile, secondo lo standard dell’alta scuola retorica dell’epoca classica.

E’ quindi plausibile che nello scrivere i suoi dialoghi, Platone avesse sotto gli occhi quel manoscritto incompleto. Quando Crizia dice: “Mio bisnonno Dropide possedeva lo scritto originale, che è oggi in mio possesso”, si tratta qualcosa di più di una velata allusione.

Si presume che Platone avesse visto le tavole originali al tempio di Neith, molti studiosi sono convinti che abbia viaggiato almeno una volta in Egitto. La sua narrazione trova ulteriore credito in virtù della posizione elevata delle figure implicate. Non c’è nessuna improvvisazione fantasiosa, le loro vite erano connesse alla preservazione del racconto.

Busto di Solone – Museo Archeologico di Napoli – foto: www.wikipedia.org

SCOPERTE RECENTI

Nella nostra epoca, la ricerca di Atlantide non è ancora terminata. Infatti, nel 2016, la Merlin Burrows: una impresa inglese che si occupa di fare scansioni satellitari della terra e del mare, si è recata alla ricerca di prove al largo dell’Andalusia.

Gli studiosi assoldati dalla società inglese, sostengono infatti, che Atlantide potrebbe proprio trovarsi presso le rovine a nord della città di Cadice.

Qui si trova il Parco nazionale di Doñana, che un tempo, era un grande mare interno con delle isole. Secondo i ricercatori, qui si sarebbero conservate le tracce di almeno 15 centri abitati da una antica civiltà, tutti disposti lungo una costa. Fino a poco tempo fa, la maggior parte di questi villaggi, si riteneva che fossero di origine romana o greca, ma potrebbe trattarsi di una civiltà ancora più antica.

Parco nazionale di Doñana resti strutture circolari – foto: www.meteoweb.eu

BIMINI ROAD

Qualche anno fa, nel mar dei Caraibi, al largo dell’isola di Bimini, sono state rinvenute delle pietre bianche, che sono sembrate una vera e propria strada, che oggi è stata denominata Bimini Road.

Essa si snoda da Nord-Est a Sud-Ovest lungo una linea retta per 800 metri, curvando solo alla fine. La loro forma, benché erosa dal tempo, non trova nulla in natura che le somigli. Qualcuno ha ipotizzato fosse un molo per le barche e non una strada, comunque, era sicuramente l’ultima porzione di qualcosa di molto più grande.

Bimini Road – Isola di Bimini – foto: www.haivisto.com

Ancora oggi, Atlantide, continua ad affascinare, generazione dopo generazione, studiosi e appassionati delle antiche civiltà. A fronte delle testimonianze del passato, e le più recenti scoperte…pensate si tratti davvero solo di una leggenda? io ne dubito fortemente.

“La verità è all’origine di ogni bene tra gli dei come tra gli uomini.” – Platone

Fonti:

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