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Pier Luigi Ighina: L’uomo delle nuvole

Che le sue invenzioni siano vere o meno, ha comunque suscitato grande interesse mediatico, rilasciando numerose interviste ai giornalisti. Ighina morì a 95 anni nella sua casa di Imola. Oggi alcune sue idee, hanno un seguito tra gli appassionati di pseudoscienze e nell’ambiente del complottismo.

Pier Luigi Ighina (Milano, 23 giugno 1908 – Imola, 8 gennaio 2004). E’ stato uno scienziato che ha dedicato la sua vita allo studio della natura delle forze motrici e dell’elettromagnetismo.
Tra le sue esperienze, rivendica una presunta collaborazione con Guglielmo Marconi, dichiarando di aver frequentato la sua fondazione e preso parte a numerose scoperte.
Purtroppo ad oggi non esistono documenti che attestano la reale esistenza di questa sua cooperazione con il noto inventore.
Secondo Ighina, l’improvvisa morte di Marconi è stata dovuta a un suo esperimento sull’ “atomo magnetico“. In mancanza della sua supervisione, si è concluso con un disastro.

L’ATOMO MAGNETICO

Nel 1954 scrive il suo libro Latomo magnetico, dove afferma di averlo scoperto ed osservato tramite un particolare microscopio di sua invenzione.
Ighina divise l’atomo in monopoli magnetici: il monopolo positivo sarebbe l’energia solare che arriva alla terra in forma spiraliforme e riscalda tramite frizione. Dalla terra, invece partirebbe il monopolo negativo che si ricondurrebbe al sole tramite un ciclo a spirale contraria. Lo scontro tra queste due ipotetiche particelle pulsanti creerebbe la vita e la materia, ognuna caratterizzata da un proprio ritmo. Sempre secondo Ighina, al centro del sole vi sarebbe un cuore magnetico che pulsa al ritmo del cuore umano.

Nel suo libro descrive la sua “valvola antisismica” per allontanare terremoti e ipotetici metodi alternativi per la trasmissione di immagini televisive. Inoltre, sono presenti ipotesi su come: effettuare analisi del suolo in profondità, annullare radiazioni e inquinamento e produrre energia elettrica dal nulla e di poter rigenerare cellule morte .

Atomo magnetico – foto: www.ilsapere.org

LA MACCHINA DELLA PIOGGIA

Era composta da una grossa elica da elicottero rivolta verso l’alto, e da due gruppi di tubi, uno in superficie e il secondo sottoterra. Entrambi erano caricati con polvere di alluminio. Lo scienziato sosteneva che entrambi i tubi si caricherebbero con l’energia solare. Tramite la “polarità positiva” sarebbe in grado di produrre l’allontanamento delle nuvole. Qualora l’energia rilasciata dai tubi fosse “polarità positiva” , provocherebbe l’avvicinamento delle nuvole fino al raggiungere uno stato di nuvolosità che permette lo scatenarsi della pioggia.

Luigi Fanton, collaboratore di Ighina, afferma che questi, dopo aver dichiarato che l’esperimento era riuscito, rifiutava di dimostrarlo di fronte ad altri.
Si racconta anche che avrebbe usato il suo macchinario che si trovava all’interno dell’area della pista per sabotare i Gran Premi di Formula Uno.

LE SUE ULTIME DICHIARAZIONI

In una intervista a Report, rilasciata all’età di 90 anni, ha mostrato il funzionamento della sua macchina della pioggia.
Ighina, dichiara anche, che tutte le volte che ha proposto a qualcuno le sue “invenzioni” non ha mai avuto riscontri positivi. Le sue spiegazioni contenevano motivazioni di natura complottistica. Ad esempio a proposito della “macchina della pioggia” disse: «Ho mandato questa idea in Africa. Sa cosa mi hanno detto? Se la prenda e la porti via perché noi guadagniamo sulla mancanza di acqua». Ha inoltre dichiarato di non voler brevettare alcuna delle sue invenzioni. Secondo l’inventore: «il sapere è una cosa comune ed è giusto che venga utilizzato da tutti.
Lo scienziato temeva per la sua vita a causa di quella che riteneva la “scomodità” delle sue invenzioni. Infatti sempre durante la stessa intervista dichiarava che: “Se mi prendono mi fanno fuori”.

Pier Luigi Ighina e Giuliano Preparata a Report, 1998

Fonti:

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