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Il taglio della popolazione mondiale

Oggi viviamo consumando le risorse di un mondo e mezzo. Se continuiamo così, nei prossimi 40 anni produrremo più cibo di quello che si è prodotto negli ultimi 8 mila anni.

JASON CLAY, WWF USA

L’ONU SOSTIENE CHE SIAMO IN TROPPI

Il 31 ottobre del 2011, le Nazioni Unite ufficialmente hanno messo in evidenza l’ importanza di ridurre l’umanità. Quel giorno stimarono che la popolazione della Terra ha raggiunto per la prima volta i sette miliardi di persone. Invece di celebrare questo traguardo, l’organizzazione intergovernativa fissa degli obiettivi per creare coscienza sulla sostenibilità e sullo sviluppo sostenibile.

Se la popolazione mondiale manterrà questo tasso di crescita, raggiungerà i 9,3 miliardi entro il 2050, un incremento pari a 2,3 miliardi. Stiamo rapidamente superando la capacità della Terra di sostenere la nostra crescita demografica.
Negli ultimi anni anche altre organizzazioni internazionali sono diventate più audaci nel cercare di premere sull’agenda di controllo della popolazione.

Il fondatore della CNN, Ted Turner, addirittura si spinse ad affermare che: “Una popolazione totale da 250 a 300 milioni di persone, una diminuzione del 95% del livello attuale, sarebbe geniale”.

Il compianto Jacques Cousteau, l’icona ambientalista, in un’intervista con il Corriere UNESCO del Novembre 1991 ha detto: “Il danno che la gente causa al pianeta è una funzione di dati demografici, è pari al grado di sviluppo. Uno americano obera la terra fosse molto più di venti bengalesi“. Inoltre dichiara che: “Per stabilizzare la popolazione mondiale dobbiamo eliminare 350 mila persone al giorno. È una cosa orribile da dire, ma è altrettanto male non dirlo”.

L’ECONOMISTA INGLESE THOMAS MALTHUS NE PARLAVA NEL 1798

Il dibattito sul controllo della popolazione ha inizio nel 1798 con la pubblicazione del Saggio sul principio di popolazione da parte dell’economista Thomas Malthus.
Osservando le colonie del New England, dove la disponibilità “illimitata” di terra fertile forniva lo scenario ideale per indagare il rapporto tra risorse naturali e demografia. Malthus teorizzò che popolazione umana e disponibilità delle risorse seguano modelli di progressione differenti: geometrica la prima, aritmetica la seconda.

Un maggior numero di esseri umani si traduce, proporzionalmente, in una minore disponibilità di risorse per sfamarli. Qualora i mezzi di sussistenza non siano illimitati, scriveva il reverendo, si sarebbero periodicamente verificate carestie con conseguenti guerre ed epidemie.

Convinto di aver individuato una legge naturale, l’economista propose che il governo abolisse i sussidi alle classi più povere e invitasse i giovani a ritardare l’età del matrimonio. Le misure prevedevano la diffusione tra gli strati sociali meno abbienti la coscienza del danno che una prole numerosa recava alle famiglie e all’intera comunità.

I rapidi progressi del settore agronomico sconfessarono già nel corso del XIX secolo il suo impopolare principio. Le idee di Malthus ebbero un’influenza decisiva sia su Charles Darwin che su Alfred Wallace nella formulazione della teoria dell’evoluzione. Tuttavia, l’idea malthusiana che i ricchi siano minacciati dalle masse di poveri ha proiettato un’ombra cupa che si allunga fino a oggi.

UN MONDO STERILIZZATO

Nel 2014, la Catholic Doctors Association del Kenya ha accusato l’OMS di sterilizzare chimicamente milioni di donne keniote. Questo avveniva quando le donne rifiutavano di sottoporsi alla Campagna vaccinale contro il tetano. Dopo aver negato le accuse, l’OMS ha finalmente ammesso di aver sviluppato vaccini per la sterilità per oltre un decennio. Accuse simili sono arrivate da Tanzania, Nicaragua, Messico e Filippine.

Karan Singh, ministro della Salute indiano, dichiarava nel 1974 che: “lo sviluppo è il miglior contraccettivo”. Il suo governo aveva avviato nel frattempo una subdola politica di controllo delle nascite. A emarginati e mendicanti di Delhi fu offerta un’abitazione purché accettassero di sottoporsi a sterilizzazione. Il programma indiano è durato meno di due anni, ma nel solo 1975 furono sterilizzati quasi otto milioni di cittadini indiani, principalmente maschi.

La più celebre politica di contenimento della popolazione, è però quella del figlio unico adottata dal governo cinese tra il 1979 e il 2013. Secondo alcune stime, nei suoi primi 25 anni di attuazione ha prevenuto la nascita di circa 300 milioni di individui.

Nel solo 1983 furono sterilizzati oltre sedici milioni di donne e quattro milioni di uomini. La controversa ma efficace politica del figlio unico ebbe profonde conseguenze sulla società cinese. Crebbero infatti il numero di aborti e l’abbandono di neonate, creando le basi per l’attuale sbilanciamento nel rapporto tra i sessi all’interno del paese.

LE POLITICHE DEMOGRAFICHE OGGI

La definitiva messa al bando dei modelli top-down nel controllo della popolazione avvenne sulla spinta delle associazioni per i diritti delle donne. Durante la prima conferenza internazionale su sviluppo e popolazione, tenutasi a Il Cairo nel 1994, i delegati di 179 paesi ratificarono un programma di azione basato sulla legittimazione della donna.

Nella dichiarazione si sosteneva per la prima volta che i bisogni di istruzione e salute, compresa quella riproduttiva, sono strumenti fondamentali per il miglioramento delle condizioni di vita individuali e per uno sviluppo equo e sostenibile.

Promuovere la parità di genere, eliminare la violenza contro le donne, consentire loro di avere il controllo delle risorse. Le donne devono partecipare direttamente alle decisioni che riguardano la propria vita, a partire dalla scelta di quanti figli avere e quando. Oggi questi elementi risultano essenziali per il successo delle politiche di sviluppo.

L’INQUINAMENTO AMBIENTALE SEMBRA SIA BENVENUTO

L’inurbamento è spesso considerato un fenomeno positivo, accompagnato da miglioramenti dell’istruzione, riduzione dei tassi di natalità, dello sfruttamento di risorse naturali.
Tuttavia, esso comporta l’adeguamento a standard di vita con alti consumi e il conseguente aumento dell’inquinamento con ricadute dirette sulla salute dei cittadini.

A livello globale, le emissioni domestiche rappresentano oltre il 60% del totale; un ulteriore 14.5% delle emissioni di CO2 proviene dagli allevamenti, i quali riforniscono principalmente le tavole di europei e nordamericani. Il progresso non ha migliorato solamente le condizioni igienico sanitarie e le rese agricole ma ha plasmato stili di vita sempre più energivori.

Un maggiore numero di automobili, smartphone e climatizzatori comportano una maggiore richiesta energetica. Se il consumo dovesse provenire dalla combustione di fonti fossili, porterebbe all’esasperazione gli effetti del cambiamento climatico.

AMBIENTE E RISORSE LIMITATE

In ambito ecologico, la capacità portante di un ambiente è la capacità delle sue risorse di sostenere un certo numero di individui.
Una relazione del 2012 delle Nazioni Unite ha stimato la dimensione massima di popolazione in 65 diversi scenari sostenibili. La dimensione più ricorrente è di otto miliardi di individui, tuttavia l’intervallo varia tra un minimo di due miliardi e uno sconcertante 1024 miliardi.

È difficile sbilanciarsi su quale di queste sia la più prossima al valore effettivo. Secondo gli esperti, il fattore determinante sarà il modello che le nostre società sceglieranno di adottare e, in particolare, la quantità di risorse consumate pro capite.

I dati della FAO, affermano che da qui alla fine del secolo, la produzione agricola dovrebbe aumentare almeno del 50% per sfamarci tutti. Eppure, l’agricoltura mondiale perde ogni anno 75 miliardi di tonnellate di suolo fertile, l’equivalente di 10 milioni di ettari, a causa di urbanizzazione, erosione e avanzata del deserto e del mare. Altri 20 milioni di ettari vengono abbandonati perché il terreno è troppo degradato per coltivare, in larga misura per colpa delle tecniche agricole intensive.

La perdita di fertilità del suolo porta alla riduzione della produzione agricola: un calo del 50% della materia organica porta a un taglio del 25% dei raccolti. Il fenomeno non è uguale dappertutto. Esso procede particolarmente veloce proprio nelle aree che avrebbero più bisogno di ampliare le coltivazioni come la Cina, flagellata dalla desertificazione.

VACCINI DIGITALE AI TEMPI DEL COVID-19

Il fondatore della Microsoft Bill Gates ha finanziato assieme alla famiglia Rockefeller e a GAVI, un’alleanza per promuovere l’immunizzazione composta da entità pubbliche e private: il progetto ID2020.
ID2020 consente di poter identificare virtualmente ogni persona del mondo attraverso l’impianto di un microchip sottocutaneo.

Il dispositivo impiantato nel corpo della persona conterrebbe tutte le informazioni personali di un individuo e permetterebbe in tempo reale la localizzazione di chiunque lo indossi. Ma questo apparecchio può essere usato anche come uno strumento per la somministrazione di vaccini digitali.

In altre parole, le élite stanno finanziando una tecnologia che si impianterà nei corpi delle persone. Essa potrebbe non essere controllata da chi la riceve, ma da una centrale informatica gestita altrove. Si presume che per contrastare la crisi del Coronavirus, il vaccino potrebbe essere iniettato attraverso il microchip.
In questo nuovo ordine globalista, le nazioni sembrano destinate a sparire, e con esse anche l’uomo così come è stato concepito naturalmente.

2 commenti su “Il taglio della popolazione mondiale”

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