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OOPArt: reperti fuori dal tempo

Sono numerosi i reperti archeologici o paleontologici che, secondo comuni convinzioni riguardo al passato, si suppone non sarebbero potuti esistere nell’epoca a cui si riferiscono le datazioni iniziali.

OOPArt (acronimo derivato dall’inglese Out Of Place ARTifacts, «manufatti, reperti fuori posto») è il termine coniato dal naturalista e criptozoologo americano Ivan T.Sanderson. 
Questa categoria di reperti comprende tutti quei manufatti dalla difficile collocazione storica, ossia rappresenterebbero un anacronismo. Da qui ha origine il filone dell’archeologia misteriosa o pseudoarcheologia.

Dopo un’analisi iniziale fallace, può capitare anche che i reperti vengano sottoposti a studi scientifici. Molti OOPArt, hanno infatti ricevuto un’interpretazione del tutto coerente con le attuali conoscenze archeologiche e scientifiche.

Se gli oggetti risalissero ad epoche più recenti e a contesti spiegabili o si trattassero di moderna falsificazione, resterebbero fuori dall’ambito degli OOPArt. In molti casi non si è ancora capito il tipo di utilizzo che avevano alcuni reperti o la descrizione di essi appaiono inesatte.

Ecco alcuni manufatti che metterebbero in crisi le teorie scientifiche e le conoscenze storiche consolidate :

LA MACCHINA DI ANTICITERA

La macchina di Anticitera – museo nazionale di archeologia di Atene.

La “Macchina di Anticitera” risale a più di 2mila anni fa, fu rinvenuta nel 1900 da alcuni raccoglitori di spugne, mentre si immergevano al largo di una piccola isola dell’Egeo chiamata Anticitera.

Essi trovarono un relitto sul fondo del mare e al suo interno una scatola incrostata dai coralli, composta di una lega metallica. Solo 50 anni dopo, fu possibile fare una scansione della scatola ai raggi X e distinguere delle rotelle dentellate a incastro collegate fra di loro. Il reperto era delle dimensioni di circa 30 cm, dello spessore di un libro, costruita in rame e originariamente montata in una cornice in legno. Il 95% degli oltre 2.000 caratteri di scrittura che ricoprono la macchina sono stati decifrati.

La funzione della macchina era quella di misurare i movimenti di sole e luna, le eclissi, i loro rapporti di moto e addirittura le lunazioni. E come se non bastasse, la macchina serviva probabilmente anche a definire il calendario delle Olimpiadi.

Il mistero dell’oggetto è tutto in questa sua precisione fuori dall’ordinario. E’ infatti costruita con materiali comuni per il tempo e le misurazioni sono limitate ai pianeti visibili dalla terra senza ausilio di strumenti particolari. Il dispositivo sembrerebbe in grado di calcolare persino i ritardi nei movimenti lunari, per via dell’orbita ellittica, con un opportuna progettazione e un ingranaggio dedicato.

Questo manufatto è ritenuto dalla scienza come tecnicamente molto più complesso di ogni altro dispositivo ipotizzabile e rinvenuto per almeno mille anni successivi alla sua datazione. Ad oggi fa parte della vasta collezione dei reperti dell’antichità presente nel Museo di Atene.

LE LAMPADE DI DENDERA

Un bassorilievo raffigurante una “lampada” di Dendera.

Queste lampade sono raffigurate nei bassorilievi presenti nel tempio egiziano di Hathor a Dendera. I geroglifici rappresentano alcuni sacerdoti che reggono quelle che potrebbero sembrare delle grosse lampade ad incandescenza. Alcune interpretazioni più estreme, sostengono che si tratti di antichi “tubi di Crookes” per l’emissione di raggi X.

L’interpretazione del gambo del fiore di loto è quello di un cavo elettrico di alimentazione; a un sostegno che rappresenta parte della colonna dorsale del dio Osiride rappresenterebbe un avvolgimento elettrico. I serpenti, invece raffigurerebbero le serpentine che si trovano all’interno dei tubi di Crookes. Infine, un dio tiene in mano due pugnali, in corrispondenza proprio del punto in cui dal tubo di Crookes escono i raggi X, si presume che ciò rappresenti un segnale di pericolo. Gli antichi Egizi conoscevano dunque la luce elettrica, o addirittura le radiazioni?

LA BATTERIA DI BAGHDAD

Pile di Baghdad – Museo nazionale iracheno.

La Batteria di Baghdad è un manufatto risalente alla dinastia dei Parti (247 aC -224 d.C.) in Persia. L’oggetto divenne noto al pubblico solo nel 1938, quando il tedesco Wilhelm König lo trovò nelle collezioni del Museo nazionale iracheno, istituzione nella quale lavorava. Nel 1940, König scrisse un libro dove teorizzava che il manufatto poteva essere stato una cella galvanica utilizzata per placcare in oro oggetti in argento.

Nella serie televisiva inglese “Arthur C. Clarke’s Mysterious World” del 1980, l’egittologo Arne Eggebrecht utilizzò una riproduzione della batteria, piena di succo d’uva, che produsse mezzo volt di elettricità. L’esperimento dimostrò che la macchina avrebbe potuto placcare una statuetta di argento in due ore utilizzando una soluzione di cianuro d’oro.

Nel programma televisivo MythBusters (29ª puntata del 23 marzo 2005) collegarono tra loro 10 “Batterie di Baghdad”. Le pile sono state costruite a mano, e vennero riempite di succo di limone come elettrolita, generando una tensione continua di 4 volt. La domanda che pose la trasmissione fu: “A cosa servivano queste antiche batterie?” La trasmissione diede tre possibili risposte: galvanizzazione, uso medico (elettro-agopuntura) e esperienza religiosa.

SISMOSCOPIO DI ZHANG HENG

Rilevatore di terremoti di Zhang Heng.

Il cinese Zhang Heng costruì nel 132 d.C. il primo strumento per rilevare terremoti mai realizzato. L’invenzione risale a ben 1571 anni prima della creazione del primo sismografo (1703) da parte del francese Jean de Hautefeuille.

La macchina di Heng è composta da un grande vaso in bronzo intorno al quale sono saldati otto draghi con la testa rivolta verso il basso, orientati verso gli otto punti cardinali della rosa dei venti.

Ogni drago ha una biglia di metallo in bocca e sotto di esso è collocato un contenitore a forma di rana. Quando la macchina è sollecitata da una scossa di terremoto, un pendolo collocato al centro del vaso oscilla nella direzione del sisma e fa cadere nella bocca della rana solo la biglia del drago corrispondente a tale direzione.

Nel 138 d.C, lo strumento ha correttamente indicato che un terremoto si era verificato a circa 300 miglia a Ovest di Luoyang, la capitale. Nessuno aveva sentito il terremoto a Luoyang e tutti avevano ignorato l’avviso, fino a quando arrivò un messaggero alcuni giorni dopo chiedendo aiuto.

COLONNA DI FERRO

La colonna di Ashoka – Delhi (India)

La cosiddetta Colonna di Ferro (o colonna di Ashoka), situata a Delhi (in India), è una colonna in ferro alta 7 metri dal peso di 6 tonnellate, risalente almeno al 423 d.C. La colonna non presenta ruggine nonostante sia rimasta esposta per 1600 anni al clima monsonico. Fa parte del complesso di Qutb, inserito nel 1993 nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Le analisi di esperti dell’Istituto Indiano di Tecnologia, hanno dimostrato che si tratta di un ferro molto puro, con una percentuale insolitamente elevata di fosforo. Si ritiene che questo sia dovuto a una particolare tecnica di fusione realizzata dagli artigiani del tempo.

La resistenza della colonna alla corrosione e all’ossidazione ha spinto i sostenitori della posizione “fuori dal tempo” a ritenere che nell’antica India sarebbero stati in possesso di una tecnologia metallurgica particolarmente avanzata.

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