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Psyop: siamo tutti dentro una guerra psicologica?

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Il termine PSYOP (psychological operations) racchiude le “operazioni psicologiche” o “manovre psicologiche”.
Si tratta dell’utilizzo pianificato della propaganda e di altre azioni volte ad influenzare opinioni, emozioni, atteggiamenti e comportamenti di gruppi ostili in modo tale da favorire il raggiungimento degli obiettivi nazionali. La guerra psicologica è nota anche con il termine infowar, che intende enfatizzare l’importanza tattica dello sfruttamento delle informazioni a fini bellici.

Conformismo – Foto da: inattivo.info

Circa 2000 anni fa, il generale cinese Sun Tzu aveva scritto: “…..il massimo dell’abilità consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere!!”. Sicuramente tra i meriti maggiori attribuiti a Sun Tzu fu quello di valutare e teorizzare l’importanza del fattore psicologico militare sul campo di battaglia. Certamente il suo studio si riferiva, in particolare, alla comprensione ed interpretazione dello stato morale delle truppe nemiche più che il loro condizionamento.
Le sue scoperte nel campo della psicologia militare sono tuttora alla base di teorie contemporanee.

II GUERRA MONDIALE

Solo dalla 2^ Guerra Mondiale, le PSYOP sono impiegate come effettivo “sistema d’arma”.
Gli enormi passi nel campo delle scienze comportamentali, ci consentono di conoscere e comprendere cosa c’è alla base di certi modi di fare. Essi, se combinati con gli straordinari sviluppi nella sfera della comunicazione di massa, moltiplicano di gran lunga le capacità ed il
valore intrinseco delle PSYOP; un’analisi dei recenti conflitti ne ha dimostrato l’efficacia dentro e fuori dal campo di battaglia.

Nel corso della seconda guerra mondiale, le trasmissioni radio divennero uno dei mezzi principali di disseminazione di propaganda al nemico. Il Giappone utilizzò la nota emittente “Tokyo Rose” per trasmettere musica, propaganda e messaggi di sconforto nei confronti degli statunitensi e dei loro alleati. I tedeschi, invece, si affidarono a Mildred Gillar, meglio ricordata come “Axis Sally”.

Propaganda della repubblica sociale in Italia nel 1943 – foto da: pinterest.

PSYOP SECONDO GLI STATI UNITI.

Da almeno trent’anni, gli U.S.A. hanno una netta leadership nel settore, tanto da farne non solo un loro punto di forza, ma una risorsa da condividere con gli alleati. Le Forze Armate USA, infatti, non si risparmiano di organizzare corsi di istruzione ad appannaggio dei partners d’oltreoceano. Essi sono disponibili anche nel dispensare buoni consigli laddove osservano che i Paesi amici ed alleati cominciano a valorizzare le PSYOP con la creazione di specifiche Unità.

Le operazioni psicologiche militari (PSYOP), secondo gli statunitensi, sono l’insieme di prodotti e/o azioni che condizionano o rafforzano attitudini, opinioni ed emozioni di specifici target quali governi di Paesi stranieri, organizzazioni, gruppi o singoli individui al fine di indurli a comportarsi in modo tale da supportare gli obiettivi di politica nazionale statunitense. Le attività di PSYOP sono un sottoinsieme che nasce dalle Information Operations (IO) e le International Public Information (IPI) come descritto dalla Presidential Decision Directive (PDD) numero 68.

La NATO recita invece: “Pianificate attività psicologiche, condotte in pace ed in guerra, dirette ad
ad un uditorio, amico, nemico o neutrale, al fine di influenzarne attitudini e comportamenti che, altrimenti, potrebbero compromettere il raggiungimento di obiettivi politici e militari.
Esse comprendono le attività psicologiche strategiche, le operazioni psicologiche di consolidamento e le attività psicologiche proprie del campo di battaglia
”.

COSA E’ CAMBIATO DOPO L’11 SETTEMBRE 2001?

Nel post 11 settembre è invece tutto diverso. Un singolo pezzo di carta con scritte delle frasi apparentemente minacciose può portare all’evacuazione immediata di un aereo. Si sta assistendo ad una situazione di tensione generalizzata e di elevato livello di allarme anche nei confronti di eventi una volta considerati come innocui.

Quello che probabilmente bisognerà ricercare sarà il giusto bilanciamento tra la condizione di inconsapevolezza che si viveva fino a qualche tempo fa e quella di eccessivo allarmismo che caratterizza il presente da qualche anno a questa parte.

PSYOP AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

In un recente articolo su confronti.net , Fabrizio Battistelli (Professore ordinario di Sociologia, Sapienza Università di Roma), scrive a riguardo della confusione mediatica e la crisi dei governi democratici ai tempi del Coronavirus:

“Non bastassero la pandemia e le sue tragiche conseguenze ad alimentare allarme e stress nella scena politica internazionale e nei sentimenti delle popolazioni, ci si mette anche la guerra psicologica. Abbandonato il terreno della metafora bellica, prediletta da alcuni leader politici per placare i propri sensi di colpa e da qualcun altro per spianare la strada alla sospensione della democrazia parlamentare, appena le viene offerta l’occasione la guerra fa capolino nel suo significato letterale.

Il quale, ignorando bellamente l’opzione di unire le forze di ciascuno nei confronti di una catastrofe che colpisce tutti, rimane quello che Clausewitz definiva come “l’atto politico finalizzato a piegare la volontà del nemico”. Per ottenere questo nobile obiettivo, vanno bene anche i fakes. Anzi, le campagne di disinformazione sono lo strumento strategico più economico di tutti: costano poco e rendono molto”.

A proposito delle campagne di disinformazione, ecco il brillante studio del Computational Propaganda Research Project dell’autorevole Internet Institute dell’università britannica di Oxford. Questa ricerca prende in esame ben 48 Paesi, fra i quali, oltre grandi potenze come Usa e Russia, anche l’Italia.
In questo studia si stima che “governi e partiti abbiano speso dal 2010 oltre mezzo miliardo di dollari nella ricerca e sviluppo di operazioni psicologiche e di manipolazione della pubblica opinione attraverso i social media”. In particolare, queste operazioni di intossicazione mediatica avvengono in occasione di “elezioni, crisi militari e crisi umanitarie complesse”.

LA SITUAZIONE NEL BELPAESE

Ad oggi, siamo bombardati da numerose informazioni provenienti da fonti spesso giudicate “autorevoli”, ma che spesso e volentieri tralasciano o enfatizzano le notizie in base al volere della proprietà che finanzia la rivista o la testata giornalistica in questione.

Nella maggior parte dei casi i finanziamenti provengono da grosse holding, o determinati partiti politici, ognuno con i propri interessi o determinati obiettivi da raggiungere. Essi tendono a manipolare le notizie in base alla convenienza o per via di qualche ordine proveniente da molto più in alto.
Ad esempio, sembra che vogliano propinarci che la miglior soluzione contro il Covid-19 sia un bel vaccino confezionato. Questo avviene dopo mesi di indecisioni, errori e disseminazioni di fake news su qualsiasi cosa sia in grado di intrattenere (o distrarre) le persone chiuse in casa ad assistere a questo infimo teatro dell’assurdo.

Dopo i sacrifici degli italiani per contenere il virus, spuntano i soliti politici incoscienti che organizzano manifestazioni e assembramenti, mettendo al rischio il lavoro fatto in questi mesi. Come può essere la politica un buon esempio?
Viviamo in un paese dove non sfuggono neanche i centesimi delle tasse dei contribuenti, ma sfuggono invece i dati sommersi delle vittime della pandemia.

E’ IL MOMENTO DI DARCI UNA SVEGLIATA

La confusione mediatica scaturita al tempo del Coronavirus è drammatica. Essa dovrebbe farci riflettere e informarci in modo esaustivo sulla provenienza delle notizie che riceviamo. Siamo in un momento dove la popolazione mondiale è in apprensione di fronte alla diffusione di un virus letale. E’ importante non perdere la consapevolezza di scegliere e definire cosa è giusto o sbagliato, e a quali notizie dare importanza o meno. E’ fondamentale anche lasciar perdere qualsiasi polemica divisoria.

Se prendiamo coscienza del progetto che hanno in serbo per noi i personaggi più influenti del pianeta, possiamo evitare di essere i nuovi schiavi di questo millennio.
Ricordiamoci che questi signori rappresentano l’1% della popolazione mondiale, ma possiedono le ricchezze del restante 99% degli abitanti della Terra. I maggiori organi di informazione che ci propinano bollettini, fake news e quant’altro, sono dalla loro parte e sono anche molto ben retribuiti.

Vivendo nella cosiddetta Information Age, la creazione di mezzi sempre più sofisticati per la disseminazione mediatica, è sempre più vicina al “tempo reale”. La conclusione che se ne trae è semplice: dare, o negare, informazioni è fonte di enorme potere.
Solo con una presa di coscienza generale possiamo rialzare la testa e metterci di traverso a questo sistema meschino, prima che sia troppo tardi.
Ricordatevi comunque che Orwell ci aveva avvisato, il suo romanzo “1984“, oggi non è solo pura fantasia ed è più attuale che mai.

Fonti:

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